Tariffe
Bollette elettriche, rincari del 37,3% per i clienti vulnerabili: Asec Trade allerta sugli sconti
Il nuovo aumento deciso da Arera riaccende il confronto sulle offerte del mercato libero. Maria Pagano: “Il cliente deve guardare le condizioni, non gli annunci”. Prezzo fisso e indicizzato: ecco cosa verificare prima di scegliere
Il 29 settembre l’Arera ha comunicato per il quarto trimestre un aumento del 37,3% della bolletta elettrica dei circa tre milioni di clienti vulnerabili ancora serviti in maggior tutela. Secondo l’Autorità, la spesa annua del cliente tipo passa da 608,72 a 665,38 euro (+9,3%). Lo stesso giorno un importante operatore nazionale ha annunciato uno sconto del 30% (ndr: non immediato capire rispetto a quali prezzi) ed altri operatori hanno seguito l’esempio con annunci simili.
Le offerte arrivano in una fase politicamente delicata. Italia e altri cinque Paesi hanno chiesto a Bruxelles una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche. In questo quadro il principale operatore petrolifero italiano ha introdotto dal 28 settembre un tetto ai prezzi di benzina e gasolio.
«Un’offerta nasce sempre in un contesto – osserva Maria Pagano, Presidente di Asec Trade –. Quando arriva lo stesso giorno in cui l’Autorità comunica il rincaro, e mentre si discute di tassare gli extraprofitti, il suo valore comunicativo pesa almeno quanto quello economico. Non c’è nulla di illegittimo, ma il cliente deve guardare le condizioni, non gli annunci».
Per comprendere al meglio le proposte avanzate negli ultimi giorni occorre partire dalla differenza tra prezzo fisso e prezzo indicizzato. Il prezzo fisso (Pfix) blocca la componente energia per la durata dell’offerta e garantisce prevedibilità; il prezzo indicizzato (Pindex) segue invece il mercato all’ingrosso, cioè il PUN per l’elettricità.
Ma un prezzo fisso non si costruisce sul prezzo di oggi: si costruisce sulla curva dei prezzi a termine. Quando il mercato è in backwardation, cioè i prezzi futuri sono più bassi di quello attuale, il fisso appare molto conveniente rispetto allo spot; in contango, con prezzi futuri più alti, accade il contrario. Confrontare i 108 euro al megawattora di un prezzo fisso con i 220 del PUN significa mettere a confronto un prezzo a termine con un prezzo spot. In una fase di tensione come questa il mercato scommette su un rientro e il fisso lo incorpora. Il risparmio vero si misura solo a posteriori.
Per i clienti vulnerabili – circa il 10% del totale, persone con più di 75 anni o in condizioni di fragilità economica, sanitaria o territoriale – il prezzo di riferimento della tutela segue le quotazioni all’ingrosso, ed è per questo che il rincaro pesa tanto. Il loro servizio di tutela è, per costruzione, indicizzato al mercato all’ingrosso: non esiste in tutela una versione a prezzo fisso. Alcuni esperti osservano che “il meccanismo indicizzato non riesce più a difendere i consumatori più deboli” e che il mercato libero sarebbe “più efficiente di una gestione regolamentata”.
Secondo Gaetano Pirrone, Dirigente di Asec Trade “la differenza in gioco è tra due tipi differenti di tutela: da una parte l’azione regolatoria di Arera, dall’altra l’efficienza di un mercato libero. Chi, tra i clienti vulnerabili, non si sente sufficientemente tutelato dal regolatore e dalle puntuali variazioni trimestrali delle tariffe, deve compiere un passo attivo: lasciare la tutela e scegliere un’offerta sul mercato”.
Il consiglio resta semplice: verificare cosa viene effettivamente bloccato e per quanto tempo, cosa accadrà alla scadenza, quali sono i costi fissi e confrontare più proposte, anche attraverso il Portale Offerte di Arera. La convenienza va valutata sulle condizioni effettive, non sugli annunci.