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Regione siciliana

Il blitz di Schifani, il rimpasto-lampo in giunta per uscire dall'impasse: «Basta, chiudiamo oggi»

Ieri l'improvvisa svolta del governatore. Il segretario Caruso alla Salute. Torna la Dc, con la cuffariana Albano che si riprende la Famiglia. Un posto in più all’Mpa: Lombardo spariglia con Ingala alle Autonomie locali

30 Aprile 2026, 08:58

10:25

Il blitz di Schifani: rimpasto-lampo in giunta: torna la Dc, un posto in più all’Mpa. E il segretario Caruso alla Salute

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«Basta, chiudiamo oggi», avrebbe detto a un certo punto Renato Schifani. Dall'altra parte del telefono, il commissario regionale di Forza Italia Nino Minardo. Sotto i loro nasi, poco dopo, la rassegna stampa quotidiana, con il racconto di una Regione immobile, in una palude, incartata in un rimpasto che invece di sbrogliarsi, si faceva sempre più intricato. «Basta, chiudiamo oggi», avrebbe detto il governatore. E sono partite così le grandi manovre che sembravano rimandate, anche per le parole dello stesso Schifani che due giorni fa invitava alla prudenza. Via alle telefonate, agli incontri, ai confronti che hanno finito per portare in giunta, alla Sanità, l’ex segretario regionale di Forza Italia Marcello Caruso e alle Autonomie locali Elisa Ingala in quota Mpa, oltre a riportare proprio nell'assessorato da cui era stata defenestrata, quello alla Famiglia, la cuffariana Nuccia Albano.

Esce di scena Daniela Faraoni, la prima a essere stata convocata dal presidente a Palazzo d'Orleans ier mattina. L'ormai ex assessora sembra fosse del tutto ignara della sorte che il presidente aveva scelto per lei, nonostante da tempo, ormai, le notizie di stampa raccontassero di un imminente avvicendamento per il tecnico chiamato per sostituire un altro tecnico, cioè Giovanna Volo. Caruso sarà, quindi, il terzo assessore alla Sanità del governo Schifani (interim esclusi, ovviamente), accolto fin dai minuti successivi alla nomina dai comunicati di soddisfazione dell'Mpa (Antonio Scavone), del forzista Salvo Tomarchio e anche della presidente di Aiop Sicilia, Barbara Cittadini. Per Faraoni, invece, si starebbe ragionando su una exit strategy: si parla già di un ruolo nella Fondazione Giglio di Cefalù.

Poi è stato il turno di Nuccia Albano. Con lei, il presidente avrebbe usato toni morbidi, dolendosi anche di averla spinta alle dimissioni dopo lo scoppio dell'inchiesta che ha coinvolto, tra gli altri, anche Totò Cuffaro. Ma la Albano, avrebbe detto il governatore, sarebbe stata comunque sempre la prima scelta nel gruppo Dc, anche come garanzia di lealtà al governo e al presidente stesso. «Ma ci devi aiutare, tenendo il punto con i tuoi compagni di partito». Cioè il resto della Dc che aveva minacciato reazioni politiche durissime, dopo che il nome di Albano era trapelato, anche a causa della richiesta di disponibilità avanzata dal governatore. Ieri, la richiesta di disponibilità è diventata una proposta “prendere o lasciare”. E anche il resto della Dc ha abbozzato, ovviamente con sentimenti diversi: se Andrea Messina e Serafina Marchetta hanno sostenuto il ritorno di Albano, scontenti certamente sono rimasti il capogruppo Carmelo Pace, il deputato Carlo Auteri e soprattutto Ignazio Abbate, per molto tempo il primo nome del partito. Ma ieri, non c'erano più margini di manovra anche per ragioni di natura essenzialmente matematica. Serviva una donna in giunta, insieme a quella indicata dall'Mpa, per raggiungere la quota minima di quattro, come prevedono le norme sulle quote rosa.

Questo perché le carte in mano a Schifani per la sostituzione di Faraoni riportavano tutte l'effige di uomini. Nel corso della giornata si era fatto strada, infatti, il nome di Francesco Cascio. L'ex presidente dell'Ars ci avrebbe pensato, ma poi avrebbe declinato preferendo dedicarsi agli altri suoi impegni (presiede Sicilia Digitale ed è direttore generale dell'ospedale “La Maddalena”). L'ultimo a cedere, invece, è stato Nicola D'Agostino, arrivato a un passo dalla giunta. Ma la sua mancata nomina sarà dovuta, alla fine, alla presenza nell'esecutivo dell'altro esponente dell'area di Totò Cardinale, cioè Edy Tamajo: «Sarebbe destabilizzante per il gruppo e per il partito», gli ha spiegato il commissario Minardo. E così, alla fine Schifani ha pescato l'uomo più vicino, quello più “a portata di mano”, cioè Caruso che fino a ieri rivestiva anche il ruolo di segretario particolare del presidente.

Sbloccate le partite più complicate, la strada era tutta in discesa. L'Mpa, che ieri aveva convocato una riunione dalla quale trapelava il fastidio per lo stallo, aveva atteso solo il momento giusto per calare il suo nome sul tavolo del rimpasto: si tratta quindi di Elisa Ingala, commercialista, già assessore comunale a Caltanissetta e amministratore giudiziario di aziende sottoposte a sequestro preventivo. Nel frattempo, il presidente della Regione, dopo avere chiesto al commissario regionale di Fratelli d'Italia Luca Sbardella quali fossero le intenzioni del partito, ha incassato la conferma che i meloniani non avrebbero richiesto alcuna modifica della propria rappresentanza. Tradotto: Elvira Amata resta al suo posto, un caso che era tornato di caldissima attualità dopo il rinvio a giudizio dell'assessora al Turismo. Così, non c'erano più motivo di indugiare, considerato anche il fatto che l'altro tecnico, Alessandro Dagnino, non è mai stato davvero in bilico. Il quadro così si è chiarito e si è andati dritti al traguardo.

«Si ripristina la giunta al completo - ha dichiarato a caldo il presidente Schifani - condizione per proseguire con ancora maggiore efficacia, in quest’ultima parte della legislatura, l’azione amministrativa e dare piena attuazione agli impegni assunti con i siciliani». Il governatore ha rivolto poi un ringraziamento a Daniela Faraoni «per il lavoro svolto in questo anno con impegno e competenza alla guida dell’assessorato della Salute», mentre per il commissario Minardo «era fondamentale mantenere l’impegno di completare la giunta senza modificare le deleghe e garantire al presidente Schifani una squadra pienamente operativa, che il presidente, con determinazione, ha voluto chiudere nel più breve tempo possibile. Obiettivo raggiunto. Auguro buon lavoro – ha aggiunto - ai nuovi assessori e, in particolare, a Marcello Caruso, che saprà rappresentare pienamente tutta Forza Italia e affrontare con serietà le sfide dell’importante delega che gli è stata affidata, con una priorità assoluta: una sanità efficace, efficiente e davvero al servizio dei siciliani». I neo assessori giureranno all'Ars mercoledì prossimo, 6 maggio, alle 15.