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Il retroscena

Rimpasto in Sicilia, chi vince e chi perde: «Vedrete al primo voto segreto...». Le minacce dei (tanti) malpancisti

Sotto i comunicati di plauso e di felicità, cova rabbia, delusione, in qualche caso frustrazione per le scelte di Schifani

30 Aprile 2026, 08:39

08:59

Palazzo Orleans

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«Come è andato il rimpasto? Lo vedrete in occasione dei primi voti segreti dell'Ars». Le nomine di Renato Schifani non hanno fatto tutti contenti. Anzi. Sotto i comunicati di plauso e di felicità, cova rabbia, delusione, in qualche caso frustrazione. La scelta di Marcello Caruso non scontenta un’area in particolare, ma finisce per scontentare tutti. Forse anche il pezzo del partito più vicino al presidente della Regione, quello che fa riferimento a Totò Cardinale, che ha dovuto registrare il mancato approdo in giunta di Nicola D'Agostino.

Il governatore, però, incassa un successo: aveva detto che la partita si sarebbe chiusa entro il 30 aprile e così è stato. Non ha ottenuto l'addio di Elvira Amata e ha dovuto “riprendersi” Nuccia Albano, ma le critiche sul ripensamento, alla fine, potrebbero rappresentare il male minore. Schifani ha disinnescato un’operazione che alcuni suoi alleati avevano segnalato come pericolosa: l'arrivo di Ignazio Abbate e la conferma di Daniela Faraoni avrebbero, nella sostanza più che nella forma, rafforzato l'asse con la Lega di Luca Sammartino, verso la quale Abbate e lo stesso Pace sembra che stiano guardando. Non a caso, il ritorno della Dc in giunta è salutato dal coordinatore regionale del Carroccio, Nino Germanà: «Albano – ha detto - ha già dimostrato di svolgere le funzioni di governo con grande determinazione, lavorando in un settore dove ha fatto registrare risultati positivi». Pace e Abbate, però, figurano tra gli sconfitti di questa partita, nonostante, alla fine, la scelta di Albano sia arrivata col via libera del gruppo parlamentare e dei commissari del partito. Ma è chiaro che gli obiettivi fossero diversi: due assessorati o, in subordine, il deputato modicano in giunta. Adesso, però, il partito è diviso e i contraccolpi potrebbero emergere negli ultimi mesi di legislatura.

Carmelo Pace e Ignazio Abbate

E qualche scossa di assestamento potrebbe arrivare da Forza Italia, dove buona parte del gruppo non avrebbe gradito la scelta di Caruso nella sostanza e nel metodo. Compreso il fatto che i parlamentari regionali non sarebbero stati interpellati nelle ore caldissime delle scelte. L'indebolimento dell'asse Dc-Lega e soprattutto il fatto di avere ottenuto l'assessorato in più, rende chiaramente un vincitore Raffaele Lombardo. E la soddisfazione emerge anche dalle parole al miele rivolte a Caruso da esponenti dell'Mpa, dopo mesi nei quali l'ex governatore di Grammichele aveva invocato un cambio di passo e una figura autorevole alla guida della Sanità. Fratelli d'Italia ha lasciato tutto com'era: non ha ottenuto la Sanità come aveva provato a fare, ma allo stesso tempo ha evitato, con l’eventuale richiesta di dimissioni di Amata, di innescare una reazione a catena nel partito dagli esiti imprevedibili. Adesso, non resta che registrare all'Ars l'esito politico di questi sentimenti nei partiti.

Intanto, le opposizioni attaccano. Per il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo, «siamo alla sagra della poltrona. A palazzo d’Orleans si esce dalla porta e si rientra dalla finestra», mentre per il capogruppo dem all'Ars, Michele Catanzaro, «la sostituzione alla guida dell’assessorato alla Salute si spiega solo in un modo: continuano ad utilizzare la sanità per scambiare poltrone e tentare di gestire gli equilibri interni a Forza Italia». Il capogruppo all'Ars del M5S, Antonio De Luca parla di fine della «farsa della finta estromissione della Dc dopo lo scandalo Cuffaro». Una lettura condivisa col leader di Controcorrente Ismaele La Vardera: «Schifani – ha detto - aveva fatto il moralizzatore cacciando dalla Dc dalla giunta e oggi, nonostante Cuffaro sia ancora agli arresti domiciliari, li riaccoglie. Una schizofrenia politica in piena regola», mentre anche il componente del direttivo siciliano di Italia Viva, Fabrizio Micari, parla di «scelte sconcertanti».