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Il report

Nascosti in piena vista: 2.000 i minori migranti arrivati via mare nel 2025

Ci sono anche 10.300 giovanissimi in seconda accoglienza. Save the Children denuncia la situazione delle famiglie intrappolate nei Cas

03 Luglio 2026, 19:46

19:50

Nascosti in piena vista: 2.000 i minori migranti arrivati via mare nel 2025

Sono ai margini delle politiche pubbliche e persino delle statistiche, ma nel 2025 si stima siano stati circa 2.000 i minori migranti arrivati via mare in Italia insieme alle proprie famiglie. Nelle ore in cui il Papa arriva a Lampedusa, terra simbolo dell'accoglienzaSave the Children sollecita il superamento dell’approccio emergenziale dei Cas (Centri di accoglienza straordinaria), a favore di dispositivi realmente adeguati ai nuclei familiari.

A questi bambini e bambine è dedicata l’ultima edizione del rapporto “Nascosti in piena vista” di Save the Children: nel 2025 oltre 10.334 minori risultavano inseriti nella seconda accoglienza garantita dal Sai, pari al 69,7% dei 14.829 minorenni accolti complessivamente, inclusi quelli non accompagnati. La ricerca, condotta tra giugno 2025 e aprile 2026 in snodi di frontiera e transito come Oulx, Ventimiglia, Trieste, Agrigento, Milano, Roma e Torino, ha ricostruito fasi, modalità di accoglienza e criticità vissute dalle famiglie, attraverso interviste a 48 nuclei e 20 stakeholder.

Secondo l’organizzazione, il sistema italiano della prima accoglienza — fondato sui Cas e su altri centri emergenziali sorti negli ultimi anni — non è pensato per i nuclei familiari. Chi sbarca viene spesso assegnato a Cas, Cara o strutture analoghe, dove i servizi risultano limitati e inadeguati ai bisogni educativi e psicologici dei minoriL’accoglienza diffusa, che offrirebbe percorsi più idonei alle famiglie, resta minoritaria.

L’analisi evidenzia la scarsa capienza del circuito ordinario di seconda accoglienza in capo ai Comuni (Sai) e una marcata dipendenza dal modello emergenziale, con netta prevalenza dei Cas: strutture concepite per la primissima fase, ma in cui le famiglie rimangono spesso per anni, bloccate da lentezze amministrative e ostacoli burocratici.

Ne derivano, sottolinea Save the Children, condizioni di vita difficili: sovraffollamento, mancanza di privacy, accesso ridotto ai servizi, isolamento. La scuola diventa l’unico presidio di normalità, peraltro fragile a causa dei trasferimenti ripetuti da un centro all’altro, anche a grande distanza.

Un bambino di 8 anni racconta: «Io in questi cinque anni ho cambiato la scuola più di tre volte. Quindi vorrei essere nello stesso posto perché ogni volta cambiare la scuola e cambiare gli amici... adesso quattro mesi in nuova scuola e non ho amici. Ogni mattina... non voglio andare».

Spesso, inoltre, bambine e ragazze percepiscono i grandi centri come ambienti ostili e poco sicuri, per la promiscuità e la presenza di adulti sconosciuti; il timore di subire molestie diventa così una paura concreta.

L’organizzazione chiede infine di avviare «al più presto una raccolta sistematica e continuativa di dati disaggregati e accessibili», nonché una indagine parlamentare conoscitiva per colmare anni di carenze informative, auspicando che il testo definitivo della legge di conversione del Patto Europeo introduca tutele effettive per bambini e adolescenti.