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Cronaca

Il carcere più blindato d'Italia violato da un infermiere infedele: ha intascato ben 178mila euro

Il caso giudiziario è stato smascherato grazie ai tabulati telefonici e alle immagini di videosorveglianza

03 Luglio 2026, 16:52

Ingoia quattro mini cellulari per portarli con sé in cella

Un micro cellulare

La Squadra Mobile di Milano e il Nucleo Investigativo Regionale Lombardia della Polizia penitenziaria hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due uomini, indagati per corruzione e per l’introduzione illecita di dispositivi di comunicazione all’interno di istituti penitenziari.

Il provvedimento si inserisce in un’indagine avviata dopo l’arresto in flagranza, lo scorso 30 marzo, presso il carcere di Milano Opera, di un infermiere in servizio e di un detenuto, sorpresi mentre cercavano di far entrare cinque telefoni cellulari destinati ai reclusi.

Attraverso attività tecniche, l’analisi dei tabulati telefonici e l’esame delle immagini di videosorveglianza, gli investigatori hanno ricostruito numerosi episodi in cui un detenuto, dall’interno della struttura, avrebbe gestito un’organizzazione per l’approvvigionamento e la distribuzione di telefoni, avvalendosi della complicità dell’infermiere, che in cambio avrebbe accettato somme di denaro.

Le verifiche hanno inoltre individuato un intermediario esterno, incaricato della consegna sia del denaro sia dei dispositivi, confermando l’esistenza di un patto corruttivo tra i soggetti coinvolti.

Secondo quanto emerso, l’accordo orchestrato da Alfredo Berati, infermiere professionale in servizio presso la casa circondariale di Opera, non era di modesta entità: 178 mila euro per introdurre cinque telefoni in carcere.

Le indagini della Squadra Mobile della Questura di Milano e della Polizia penitenziaria hanno acquisito anche immagini in cui si vede un detenuto entrare in infermeria, dove era presente Berati, e uscire poco dopo.

Il giudice per le indagini preliminari, che ha disposto il carcere per due persone, una delle quali già detenuta, scrive che “Berati e Karay hanno senza dubbio concluso un accordo corruttivo: il primo, infermiere professionale presso la casa circondariale di Opera si è messo a disposizione dei detenuto Karay per trasportare quanto meno in due diverse occasioni telefoni cellulari all’interno del luogo di detenzione”. E ancora: “Ciò che si ritiene debba essere tutta via evidenziato è che Karay tramite i cellulari interloquendo sia con soggetti di nazionalità albanese e con soggetti di nazionalità italiana è in grado di organizzare l’acquisto di dispositivi e schede telefoniche con successiva consegna di tali dispositivi presso la casa di reclusione”.