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Salim, l'italiano di seconda generazione che ha falciato la folla a Modena: è stato fermato per strage

Travolge passanti a Porta Bologna: 31enne italo-marocchino fermato per strage, indagini su instabilità mentale e assenza di movente.

16 Maggio 2026, 23:56

17 Maggio 2026, 09:56

Salim, l'italiano di seconda generazione che ha falciato la folla a Modena: è stato fermato per strage

Salim El Koudri, 31 anni, di origini marocchine, nel pomeriggio ha travolto in zona Porta Bologna almeno sette persone.

Per lui è scattato il fermo di indiziato di delitto, disposto dal pubblico ministero, con l’accusa di strage. Il procuratore Luca Masini, dando notizia del provvedimento di fermo per l’uomo, spiega che alle contestazioni di strage e lesioni aggravate (art. 422 comma 2 e 582 - 585 del codice penale) si è arrivati all’esito dei primi accertamenti: l’acquisizione delle immagini di telecamere, delle testimonianze dei presenti, dell’acquisizione di documentazione sanitaria trasmessa dagli ospedali.
Dalla prima contestazione mossa al 31enne sembra dunque che non siano ipotizzati reati di terrorismo. La strage ex articolo 422 è infatti quella che è fuori dai casi previsti dall’articolo 285: che punisce, invece, «chiunque, allo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato, commette un fatto diretto a portare la devastazione, il saccheggio o la strage»

Nato in provincia di Bergamo e residente a Ravarino, nel Modenese, El Koudri, alla guida di una Citroën C3, si è lanciato sul marciapiede nel centro di Modena, colpendo almeno otto passanti.

Sono in corso approfondite indagini sul suo passato per delineare le ragioni del gesto e chiarire i contorni di una vicenda che, al momento, appare priva di movente.

L’uomo non risultava noto alle forze dell’ordine e il casellario giudiziale è pulito.

Laureato in Economia, stava cercando lavoro; secondo le prime informazioni, sarebbe stato seguito per problematiche psichiatriche.

Su questo fronte, gli inquirenti, con il supporto dei servizi territoriali dell’Azienda Usl di Modena, stanno ricostruendo la sua storia clinica.

Si tratta di un italiano di seconda generazione, con radici familiari in Marocco.

Dall’interrogatorio in corso in Questura e dalla perquisizione dell’abitazione di Ravarino — piccolo centro a una quindicina di chilometri a nord-est del capoluogo — non emergono al momento elementi riconducibili a radicalizzazione religiosa o a legami con realtà eversive.

I riscontri, invece, suggeriscono una marcata instabilità mentale.

Resta da accertare se eventi o circostanze recenti possano averlo indotto a mettersi al volante e a imboccare una via dello shopping a velocità elevatissima, con il rischio concreto di provocare una strage.

«Mai visto» Salim ElKoudri, 31enne che ieri pomeriggio ha investito e ferito sette persone in centro a Modena «nella nostra associazione a Ravarino. Conosco bene, invece, il padre. Di lui posso solo dire che è una persona per bene, così come il resto della famiglia. Un gran lavoratore, di quelli che fanno casa, lavoro, casa. Una persona istruita e di cui non ho mai sentito parlare male». Lo dice alla Gazzetta di Modena il referente della comunità islamica locale di Ravarino, Abdelmajid Abouelala. «Siamo davvero sconvolti da quello che è successo, la nostra è una piccola comunità, ci conosciamo tutti. Ho chiesto anche ad amici e volontari: nessuno conosce Salim», conclude.

«Questo per noi è un momento di riflessione, la comunità è ovviamente sgomenta per quanto accaduto». Lo dice all’ANSA Maurizia Rebecchi, sindaca di Ravarino, paese del Modenese dove risiede la famiglia di Salim El Koudri.
Quello di Salim, spiega la sindaca, «è un nucleo familiare come tanti altri qui in paese, che non ha rappresentato mai bisogni particolari», né nel bene né nel male. «Non era un nucleo familiare noto insomma, non ho informazioni allo stato attuale». Una famiglia come tante, che «vive la propria vita, senza particolari bisogni, e questo riduce moltissimo le opportunità di conoscenza delle istituzioni. Altrettanto il Salim». Non era conosciuto.
«In questo momento da sindaca sono anche io in un momento di riflessione. Stiamo aspettando indicazioni dagli inquirenti e dal tavolo di sicurezza pubblica. Ci stringiamo intorno alle famiglie e alle vittime, persone che lottano tra vita e la morte. Per tutto il resto siamo a disposizione e cercheremo di capire meglio», ha aggiunto.