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Irpef 2026, due punti in meno che fanno discutere: come cambiano tasse e busta paga (e per chi non cambierà nulla)

Dalla riduzione del secondo scaglione al fisco “light” su premi, straordinari e rinnovi: guida ragionata a chi guadagna davvero, quanto e perché

Redazione La Sicilia

09 Gennaio 2026, 11:38

Irpef 2026, due punti in meno che fanno discutere: come cambiano tasse e busta paga (e per chi non cambierà nulla)

È l’alba di un giorno feriale di gennaio, la prima busta paga del 2026 lampeggia sullo schermo: nel riepilogo delle ritenute compare una riga nuova, una piccola cifra positiva. Per qualcuno sono 20 euro scarsi, per altri arrivano fino a 440 euro l’anno. Sembra poca cosa, ma dietro quel numero c’è una scelta politica da miliardi, una promessa di alleggerimento per il cosiddetto “ceto medio” e un ingranaggio tecnico che, per una minoranza ben definita di contribuenti con redditi oltre i 200.000 euro, azzera il beneficio con un taglio ad hoc delle detrazioni. È l’effetto del taglio della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% sullo scaglione di reddito tra 28.000 e 50.000 euro, misura approvata con la Legge di Bilancio (Legge n. 199 del 30 dicembre 2025, in vigore dal 1° gennaio 2026).

Cosa cambia davvero: la nuova curva Irpef 2026

Dal periodo d’imposta 2026 gli scaglioni e le aliquote sono tre: fino a 28.000 euro: 23%; oltre 28.000 e fino a 50.000 euro: 33% (era 35%); oltre 50.000 euro: 43%.

Questa rimodulazione è scritta nero su bianco all’articolo 1, comma 3, della manovra e modifica l’art. 11 del TUIR. Contestualmente, all’articolo 1, comma 4, viene inserito nel TUIR un nuovo meccanismo che riduce di 440 euro l’ammontare delle detrazioni per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 200.000 euro: una “valvola di neutralizzazione” pensata per azzerare il vantaggio del taglio d’aliquota sui redditi più alti.

Il conto per l’Erario (e perché nel 2027 costa un po’ di più)

La riduzione dal 35% al 33% vale, a legislazione vigente, circa 2,9 miliardi nel 2026 e “poco più di 3 miliardi” negli anni successivi, secondo le stime diffuse in chiusura dell’iter parlamentare. È, per entità, la singola voce più pesante del capitolo “tagli fiscali” della manovra.

Quanti italiani ne beneficiano (e di quanto): numeri e casi concreti

La platea interessata è ampia ma non universale: circa 13–13,6 milioni di contribuenti, cioè “poco più del 30%” del totale, collocati sopra la soglia dei 28.000 euro. Il risparmio cambia in base alla quota di reddito che ricade nel secondo scaglione: è il 2% della parte tra 28.000 e 50.000 euro. In pratica: reddito di 29.000 euro: risparmio ≈ 20 euro; reddito di 30.000 euro: ≈ 40 euro; reddito di 40.000 euro: ≈ 240 euro; reddito di 50.000 euro o più (fino a 200.000 euro): risparmio “pieno” 440 euro.Queste cifre discendono direttamente dalla matematica del nuovo scaglione (il “corridoio” è 22.000 euro: il 2% di 22.000 è 440). Oltre i 200.000 euro, la riduzione di 440 euro sulle detrazioni azzera il beneficio: saldo complessivo pari a zero.

Un’analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) conferma la distribuzione del beneficio: circa metà del risparmio finisce ai contribuenti sopra 48.000 euro (che sono l’8% del totale), con effetti medi molto differenziati per categorie: 408 euro per i dirigenti, 123 per gli impiegati, 23 per gli operai, 124 per gli autonomi e 55 per i pensionati.

In busta paga: quando e come si vede lo sconto

Le nuove aliquote si applicano da gennaio 2026 con le ritenute operate dai sostituti d’imposta; gli effetti si consolidano nel conguaglio di fine anno e, a regime, nella dichiarazione 730/2027 e Redditi PF 2027. Chi ha redditi variabili potrà vedere oscillazioni mese per mese, con il conguaglio a fare da “livella” finale.

Non solo aliquote: premi, straordinari e trattamenti accessori con imposte “piatte”

La manovra non tocca soltanto gli scaglioni: interviene anche su componenti specifiche della retribuzione, con l’obiettivo dichiarato di sostenere potere d’acquisto e produttività. Ecco le novità principali per il 2026.

Per i premi di risultato e le somme di partecipazione agli utili erogati nel 2026 e 2027, l’imposta sostitutiva scende dal 5% all’1%, con innalzamento del tetto agevolabile da 3.000 a 5.000 euro. Restano i requisiti generali: ambito privato, contrattazione collettiva e limite di reddito del lavoratore dell’anno precedente (fino a 80.000 euro). Per chi ha in programma bonus aziendali, l’effetto in busta paga è quasi di “esenzione” entro il nuovo tetto.

Nel 2026 alcune maggiorazioni retributive (lavoro notturno, lavoro festivo, indennità di turno e ulteriori emolumenti connessi al lavoro a turni previsti dai CCNL) scontano un’imposta sostitutiva al 15% entro il limite annuo di 1.500 euro. La misura è riservata ai dipendenti con reddito da lavoro dipendente 2025 non superiore a 40.000 euro.

Gli aumenti derivanti dai rinnovi dei CCNL sottoscritti tra 2024 e 2026 e corrisposti nel 2026 sono tassati, salvo rinuncia del lavoratore, con un’imposta sostitutiva del 5%. La misura riguarda i dipendenti del settore privato con reddito da lavoro dipendente 2025 non superiore a 33.000 euro.

Per i dipendenti pubblici (esclusi i dirigenti) con reddito fino a 50.000 euro è introdotta un’imposta sostitutiva del 15% — con tetto di 800 euro — sul trattamento economico accessorio.

Chi vince, chi resta al palo: lettura “per categorie” e per fasce di reddito

Lavoratori con redditi tra 28.000 e 50.000 euro: guadagnano dall’abbattimento dell’aliquota (beneficio crescente e poi “piatto” a 440 euro) e, se rientrano nelle nuove agevolazioni, moltiplicano il vantaggio su premi, straordinari e rinnovi.

Redditi oltre 50.000 e fino a 200.000 euro: prendono il beneficio “pieno” da 440 euro, ma non hanno vantaggi ulteriori sugli scaglioni; potranno però beneficiare delle agevolazioni sui premi se ne hanno titolo.

Oltre 200.000 euro: il taglio di 440 euro sulle detrazioni sterilizza lo sconto. A conti fatti, la tassazione complessiva rimane invariata rispetto al 2025.

Dipendenti con redditi sotto 40.000/33.000 euro nel 2025: sono i principali destinatari della mini‑flat tax su straordinari/turni (15%) e sugli aumenti da rinnovo (5%), che in alcuni casi potrebbero rendere più tangibile il guadagno mensile della busta.