traporti
Siracusa isolata per quattro mesi, la Cgil: «A rischio lavoro ed economia»
Stop ai treni verso Catania fino al 31 gennaio e timori per la viabilità autostradale. Il sindacato chiede al prefetto un tavolo urgente per tutelare pendolari, lavoratori e imprese
Quattro mesi senza collegamenti ferroviari diretti lungo la direttrice verso Catania, le criticità della rete autostradale e il rischio di ulteriori disagi per pendolari, imprese e lavoratori. La Cgil di Siracusa lancia l’allarme sulle conseguenze della sospensione ferroviaria programmata tra Siracusa Centrale e Bicocca e chiede un intervento urgente per evitare che i cantieri infrastrutturali si traducano in un isolamento della provincia.
La circolazione ferroviaria tra Bicocca e Siracusa Centrale è sospesa dal primo ottobre 2026 al 31 gennaio 2027 per consentire interventi di potenziamento infrastrutturale programmati da Rfi. La Cgil e la federazione dei trasporti Filt Cgil condividono la necessità di investimenti per rendere il servizio più moderno e sicuro, ma contestano l’assenza, a loro giudizio, di adeguate garanzie per chi deve continuare a spostarsi e per chi lavora negli impianti ferroviari e nei servizi collegati.
«Non è accettabile che il costo dell’ammodernamento venga scaricato sulle spalle dei lavoratori, dei pendolari e delle famiglie», afferma il segretario generale della Cgil di Siracusa, Franco Nardi, sottolineando come quattro mesi di interruzione possano complicare gli spostamenti quotidiani per raggiungere il posto di lavoro, l’università, gli ospedali e le visite specialistiche. Le difficoltà, evidenzia il sindacato, rischiano di pesare soprattutto sulle persone con redditi bassi, sugli anziani, sulle persone con disabilità e su chi non dispone di un’automobile.
Al centro delle richieste ci sono i servizi sostitutivi su gomma. Per la Cgil non basta prevedere autobus alternativi: occorre che siano effettivamente disponibili, accessibili, adeguati al numero di utenti e compatibili con gli orari di lavoro e delle attività scolastiche. Servono inoltre coincidenze affidabili e assistenza nei punti di interscambio, affinché l’interruzione ferroviaria non comprometta il diritto alla mobilità.
A preoccupare è anche la situazione della rete autostradale. Il sindacato richiama le criticità delle direttrici A18 Messina-Catania e A20 Messina-Palermo, precisando che il Consorzio per le autostrade siciliane ha smentito l’introduzione di un nuovo limite generalizzato di 60 chilometri orari e la chiusura complessiva della rete. Resta, tuttavia, la preoccupazione per le possibili ripercussioni sulla viabilità e, di conseguenza, sull’affidabilità degli stessi autobus sostitutivi.
«La sicurezza deve essere garantita sempre», sostiene Nardi, chiedendo manutenzione tempestiva, coordinamento dei cantieri e informazioni trasparenti. Per il sindacato è necessario un piano unitario che coinvolga Governo nazionale, Regione e gestori delle infrastrutture, evitando che le difficoltà nei collegamenti aggravino le condizioni di un sistema economico provinciale già esposto a precarietà e incertezza.
Un capitolo specifico riguarda l’occupazione. La riduzione dell’attività ferroviaria potrebbe avere conseguenze sugli addetti alle pulizie, alla manutenzione, all’assistenza e agli altri servizi affidati anche attraverso appalti. Il timore è che la sospensione determini riduzioni dell’orario di lavoro, perdita di salario e, nei casi più gravi, rischi per il posto di lavoro, soprattutto per chi non può accedere agli ammortizzatori sociali.
La Cgil chiede quindi una verifica immediata, azienda per azienda e appalto per appalto, della situazione degli addetti coinvolti. Le richieste comprendono il mantenimento dei livelli occupazionali, la tutela del reddito, l’eventuale impiego temporaneo in altre attività compatibili e la garanzia del rientro nelle mansioni originarie alla ripresa del servizio. Per i lavoratori esclusi dagli strumenti ordinari di sostegno, il sindacato sollecita soluzioni specifiche e finanziate.
Le conseguenze potrebbero estendersi anche alle attività produttive. Collegamenti più difficili e incerti rischiano di penalizzare il turismo, il commercio, la ristorazione e la ricettività, mentre per industria, logistica e agricoltura una viabilità meno efficiente può tradursi in maggiori tempi e costi di trasporto.
Da qui la richiesta al prefetto di convocare con urgenza un tavolo di confronto con Regione, amministrazioni locali, Rfi, Trenitalia, Anas, Cas, imprese che gestiscono gli appalti e organizzazioni sindacali. Gli obiettivi indicati sono impegni verificabili sulla mobilità alternativa, sul coordinamento dei lavori, sulla tutela dei posti di lavoro e sul rispetto della scadenza del 31 gennaio 2027 per la ripresa della circolazione ferroviaria.
La Cgil annuncia che porterà al confronto le esigenze dei lavoratori e della comunità provinciale, riservandosi di promuovere iniziative di mobilitazione in assenza di risposte adeguate. «Le infrastrutture devono unire il Paese e ridurre le disuguaglianze, ma durante la loro realizzazione non possono isolare le comunità e mettere a rischio l’intero sistema economico di una provincia», conclude Nardi.