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Arte contemporanea

L'elmo di Archia, tra mito, memoria e identità

A Ortigia la scultura di Stefania Pennacchio: un monumento in bronzo che trasforma le ferite interiori in simbolo identitario e attrazione culturale per Siracusa

21 Luglio 2026, 10:13

10:20

L'elmo di Archia, tra  mito, memoria e identità

Ogni città custodisce un mito. Siracusa lo incontra ogni volta che guarda il mare. È da quell'orizzonte che la leggenda fa approdare Archia, l'ecista corinzio destinato a fondare una delle più grandi poleis del Mediterraneo. E da quello stesso orizzonte oggi sembra riaffiorare il suo elmo. Collocata a Porta Marina, la soglia monumentale di Ortigia, L'Elmo di Archia, la grande scultura in bronzo di Stefania Pennacchio, trasforma un simbolo della classicità in una riflessione sull'identità, sulla memoria e sull'eredità culturale di una città che continua a interrogare le proprie origini.

L'opera entra nello spazio urbano come un nuovo segno contemporaneo, destinato a dialogare con il patrimonio millenario di Siracusa. L'installazione rientra nel progetto "Percorso turistico-culturale dal Parco archeologico della Neapolis alla Necropoli di Pantalica", promosso dal Comune e finanziato dal Ministero del Turismo per la valorizzazione del sito Unesco "Siracusa e le Necropoli rupestri di Pantalica".

Realizzato in bronzo patinato, il monumentale elmo corinzio porta sulla superficie fratture, incisioni e chiodi metallici, cifra distintiva della ricerca di Stefania Pennacchio. Non evocano la guerra, ma le battaglie interiori, le ferite della coscienza, la possibilità di trasformare il dolore in consapevolezza. L'armatura diventa così un luogo di protezione della memoria e del pensiero.

L'opera assume un significato particolare perché è il dono alla città di una delle più importanti interpreti della scultura contemporanea italiana, artista conosciuta sulla scena internazionale e che ha scelto Siracusa come propria dimora e luogo di ispirazione. Da oltre trent'anni Pennacchio intreccia mito, archeologia e filosofia in una ricerca che le è valsa riconoscimenti ed esposizioni dalla Biennale di Venezia agli Stati Uniti, fino alla Cina e al Giappone.

«Gli oggetti ci sopravvivono. Custodiscono la nostalgia delle nostre mani e la malinconia dei giorni trascorsi - racconta l'artista -. Vorrei che questa scultura vivesse così: in attesa di chi la guarda e di me che l'ho lasciata andare nel tempo. Un messaggio affidato al futuro: non abbiamo dimenticato. E nemmeno voi lo farete».

L'idea della collocazione è di Giuseppe Rosano, fondatore di Noi Albergatori Siracusa, che ha sostenuto il progetto convinto che l'Elmo possa diventare un nuovo riferimento culturale e turistico della città. Per lo storico e critico dell'arte Andrea Guastella, invece, la scultura è «una poetica difesa dell'interiorità», un monumento che invita a guardare al passato non con nostalgia, ma come strumento per comprendere il presente. Così, alle porte di Ortigia, il mito di Archia torna a parlare il linguaggio dell'arte contemporanea, consegnando a Siracusa un simbolo destinato a dialogare con il suo futuro.