Ambiente
Benzene nel polo industriale, la Cgil: «Non è più solo una questione di miasmi»
Dopo i dati sulle concentrazioni registrate dalle centraline Arpa, il sindacato chiede interventi immediati, controlli più efficaci e una sorveglianza sanitaria per lavoratori e cittadini
L’elenco di inquinanti e relative concentrazioni raccolto dal nostro lavoro di ricerca, sui dati Arpa, in queste settimane (soprattutto quello pubblicato sabato scorso: 110 mcg per mc di benzene a Priolo, 90 ad Augusta, ecc) non è passato inosservato e sta provocando reazioni. Molto forte quella della Cgil a firma del segretario generale Franco Nardi e del segretario Fiom Antonio Recano: «I dati registrati delineano un quadro che non può più essere derubricato a un problema di miasmi, la questione assume una dimensione sanitaria, ambientale e occupazionale che impone risposte immediate da parte di aziende, istituzioni e organi di controllo».
Secondo la logica “La salute viene prima del profitto”, la richiesta di Cgil è questa: «Di fronte a episodi ripetuti di contaminazione ambientale, è necessario che le aziende adottino procedure straordinarie: prevedano, ove necessario, la sospensione delle attività non essenziali, la rimodulazione delle lavorazioni più esposte e tutte le misure organizzative idonee a tutelare i lavoratori».
La norma cui ispirarsi, secondo Cgil, è quella del principio di precauzione «sancito dal diritto europeo: impone di intervenire anche quando permangano margini di incertezza scientifica, qualora siano presenti elementi idonei a far ritenere concreto un rischio per la salute pubblica».
Sugli episodi denunciati da cittadini e istituzioni da metà maggio, La Sicilia nei giorni scorsi ha verificato l’eventualità di due ipotesi: il greggio venezuelano Merey, ad alto contenuto di zolfo, giunto a Isab a marzo e maggio, ma l’azienda afferma che in questo momento non lo sta utilizzando; altra ipotesi, l’inedita movimentazione di benzene e etilene attorno al parco serbatoi ex Versalis.
«Non è più sufficiente individuare, a posteriori, la sorgente emissiva – prosegue Cgil –. Occorre impedire che questi eventi continuino a ripetersi. Le imprese del polo devono comprendere che la tutela della salute rappresenta un preciso dovere giuridico e sociale, non una scelta discrezionale».
Le istituzioni, invece, per Cgil, «hanno il dovere di garantire trasparenza, controlli efficaci e interventi tempestivi. Occorre una valutazione sanitaria trasparente che valuti l’impatto sulla popolazione e sui lavoratori».
Per tutto questo Cgil chiede: «L’individuazione immediata delle responsabilità delle emissioni e l’adozione di provvedimenti prescrittivi nei confronti dei soggetti responsabili; la pubblicazione tempestiva e integrale di tutti i dati validati provenienti dalle centraline di monitoraggio; l’avvio di un programma permanente di sorveglianza epidemiologica». Cgil si è detta disposta a sostenere un’iniziativa «anche giudiziaria, affinché venga garantito il diritto alla salute».