la testimonianza
Catania, il racconto di una 17enne: «Prima gli insulti omofobi poi un cazzotto in faccia»
Un bullo, spalleggiato dal branco, ha denigrato e poi picchiato la ragazza in pieno giorno alla fermata dei bus di piazza Borsellino. Il padre: «Mia figlia sotto shock, trovate i responsabili»
Aveva le cuffiette alle orecchie. Stava ascoltando le canzoni della sua playlist sul telefonino. Era seduta su una delle panchine di piazza Borsellino, vicino alla fermata dei bus, in attesa del padre per tornare assieme a casa. A Scordia. Era appena uscita dal Liceo che frequenta a Catania. Erano le tre del pomeriggio di lunedì scorso. A un certo punto la diciassettenne Adele, nome di fantasia, è stata accerchiata da un folto gruppo di ragazzi che ha cominciato a offenderla. «Mi hanno posto domande inopportune - racconta a La Sicilia la vittima - mi hanno proferito frasi omofobe e altre frasi denigratorie. Porto i capelli corti, forse lo hanno fatto per questo. Non lo so. Io sentendomi attaccata mi sono alzata per chiedere di smetterla». La giovane però non ne ha avuto il tempo. «Un ragazzo - spiega Adele - si è avvicinato e mi ha colpito con un pugno in faccia violentissimo. Hanno provato a sferrarmi anche un calcio sulla pancia, ma un compagno dell’aggressore lo ha bloccato. Poi - ricostruisce - mi pare di aver visto il giovane che mi ha dato il cazzotto scappare e salire su un pullman». Da lì è tutto confuso. Per fortuna sono arrivati alcuni poliziotti di una Volante che stava facendo servizio nella zona. «Gli agenti per prima cosa si sono dedicati a mia figlia. Hanno verificato le sue condizioni di salute: come genitore non posso che ringraziare i poliziotti», racconta invece il padre ancora scosso. «Mia figlia ha l’occhio completamente tumefatto e ha avuto un danno anche a un dente. Non è possibile che accadano cose del genere in pieno giorno e in pieno centro a Catania. Non è giustificabile che una ragazza venga insultata e additata in questo modo. Mia figlia è sotto shock. L’aggressione che ha subito ha provocato pesanti ripercussioni sul suo stato emotivo».
Il padre, lunedì pomeriggio, ha accompagnato Adele all’ospedale di Militello. La prognosi è stata di dieci giorni. Poi i due sono andati dai carabinieri di Scordia per la denuncia. «Spero che i responsabili siano identificati e che sia fatta giustizia. Fatti del genere non devono ripetersi», insiste il genitore. Un padre che per un giorno si è sentito impotente e senza armi per difendere la figlia. «Un orrore».