mare violato
Rete fantasma lunga 3 chilometri: nove sommozzatori al lavoro tra Ortigia e Ognina
Operazione ambientale nel mare di Siracusa: la rete abbandonata che minacciava posidonia, coralli e specie marine nell’area protetta del Plemmirio
Nove sommozzatori si sono immersi nelle acque del Plemmirio per recuperare in due giorni una rete fantasma lunga tremila metri. Scenario dell'operazione, lo specchio di mare tra Ortigia e Ognina. La rete fantasma si trovava nei fondali del Plemmirio e ieri mattina è stata trasportata alla banchina del porto grande per essere smaltita.
Reti, cime, piombo, retini, nasse, cordame e cassette di polistirolo, attrezzatura da pesca abbandonati che si depositano sui fondali o fluttuano in superficie con grosse difficoltà a degradarsi, minacciando l’ecosistema marino, soffocando flora e fauna e contribuendo all’inquinamento del mare.
«Le reti fantasma - ha spiegato Massimiliano Falleri, responsabile Divisione Subacquea di Marevivo – provocano danni inestimabili all'ecosistema marino intrappolando pesci e soffocando la flora in modo duraturo. Rimuoverle è essenziale per ripristinare l'equilibrio del mare».
L’iniziativa rientra nelle attività di sensibilizzazione e tutela del mare promosse da Marevivo insieme con i partner coinvolti, Arca Fondi e Baps, con l’obiettivo di contrastare l’impatto delle cosiddette “reti fantasma” sugli ecosistemi marini. L'intervento è stato condotto da subacquei specializzati della squadra di Marevivo e del Centro Capo Murro Diving, i quali hanno individuato la rete durante un'immersione. L'attrezzo si era depositato su un fondale a una trentina di metri, popolato da corallogeno e posidonia oceanica.
«Il recupero della rete fantasma dai fondali dell'area marina protetta del Plemmirio – ha spiegato Simone Bini, vice direttore generale di Arca Fondi – rappresenta un'azione concreta per la salvaguardia di un ecosistema vulnerabile e prezioso. Quest'intervento testimonia il nostro impegno nella valorizzazione del patrimonio naturale e nella promozione della cultura della sostenibilità. È il terzo intervento in Sicilia dopo Acitrezza e Porticello».
Insieme con Patrizia Maiorca, presidente dell'Amp, in banchina al porto grande anche Pierluigi Incastrone, della direzione amministrazione e contabilità dell'Autorità di sistema portuale della Sicilia Orientale. «La svolta green – afferma - è importante in mare e nei porti. Noi stiamo facendo tanto in ottica europea e di direttive italiane per avere porti sempre più puliti. Stiamo investendo tanto su tutti e quattro i porti del sistema a cominciare dall'elettrificazione delle banchine in modo da fare sostare le navi a motore spento».
«L'intervento nelle acque del Plemmirio – dice Nico Saraceno, direttore marketing di Baps - fa parte del percorso di sostenibilità che il nostro istituto di credito ha avviato da tempo. Un percorso che prevede interventi sul territorio a sostegno di un impegno più ampio per la comunità siciliana al fine della rigenerazione dell'ecosistema per generare valore ambientale che rende il territorio più competitivo ed attrattivo».