Siracusa
Quei tesori "svenduti" per le serate vip: dietro al dj-set al Castello Maniace (per 40mila euro) c'è un vuoto normativo
Spese vive e rimborso per il mancato incasso, ma nulla di più. Cioè: nessun canone pagato per la sfilata alla Grotta dei Cordari (Parco Archeologico, sito Unesco)
La premessa è che in Sicilia la verginità l’abbiamo persa almeno da quando abbiamo dato la Valle dei Templi al Google camp, affinché i big mondiali di finanza, politica, showbiz e tecnologia vi facessero le loro riunioni conviviali, i loro eventi. Da allora lamentarsi del binomio bene archeologico pubblico/concessione a privato è diventato manierismo, spesso a correnti alternate, a seconda degli equilibri politici e di chi concede (cosa) a chi. Talvolta però è sfociato nella schizofrenia.
È il caso, l’ultimo, di Siracusa, dove una grossa maison d’alta moda ha presentato lo scorso 18 aprile la sua collezione primavera/estate con una sfilata alla Grotta dei Cordari, sito tra i più suggestivi dentro il Parco archeologico patrimonio Unesco: si è parlato soprattutto dell’evento collaterale, un dj-set al Castello Maniace, fortezza federiciana sulla punta estrema di Ortigia, concesso dalla Soprintendenza per 40mila euro. Ecco: perché la “discoteca” al Maniace - sito peraltro dal 2016 concesso anche per matrimoni “eccellenti” - non andrebbe bene e la sfilata alla Grotta dei Cordari sì? Il tema è lo stesso: la concessione dei beni archeologici pubblici per eventi privati e esclusivi.
E qui c’è pure un’aggiunta, ancora più “discutibile”, che potrebbe rappresentare un bug nel sistema della concessione dei beni culturali siciliani: il sito è stato concesso senza il pagamento del canone. Che non vuol dire esattamente gratis: vuol dire pagamento delle spese vive (servizi, sicurezza, pulizia…), più il rimborso del mancato incasso del parco che, nel giorno dell’evento è stato (in parte) chiuso ai visitatori. Che tutto sommato non è un cattivo gruzzolo: più o meno ogni anno, nel mese di aprile, l’incasso totale del parco archeologico di Siracusa ammonta a 815mila euro, per cui l’incasso di un giorno equivarrebbe a circa 27mila euro. Ma il punto è che è stato saltato il pagamento del canone. Canoni che la Regione ha modificato con la Finanziaria del 2024, proprio perché prima erano risibili, adeguandoli a una direttiva nazionale.
La ragione di questa concessione senza canone è nella stessa Finanziaria 2024: l’evento rientrava tra quelli che i Comuni possono organizzare nei siti dei parchi archeologici «per attività culturali, sociali e promozionali». Cinque al mese, previa convenzione: che il Comune di Siracusa e il Parco hanno firmato a luglio 2025 e poi rinnovato a marzo di quest’anno.
La conferma che l’evento rientrasse nell’ambito di questa convenzione arriva sia dal direttore del Parco, Carmelo Bennardo, sia da alcuni dei componenti del Cts (Comitato tecnico scientifico), questa sorta di ente “di controllo” con i membri nominati dalla Regione e dagli stessi sindaci. Anche il binario concessorio è diverso, tra i due siti. Mentre per il Castello Maniace a dire l’ultima parola è la Soprintendenza, per il sito dentro il Parco archeologico fondamentale è l’approvazione del Cts (delibera arrivata il 4 marzo). Poi l’ok definitivo tocca alla Commissione Anfiteatro Sicilia, organismo che sovrintende l’autorizzazione dei siti culturali siciliani, formato da dirigenti dei due assessorati coinvolti (Turismo e Beni culturali) e dal sindaco.
Per carità, il risultato è stato che la città si è riempita di bellezza e di modelle che si taggavano “a Ortigia” piuttosto che a Siracusa, confondendo il centro storico con un Comune a sé stante, che è l’effetto collaterale del brand turistico siracusano di questa epoca “instagrammabile”, ma il punto resta un altro. La Soprintendenza è finita nella bufera per la concessione di un sito che da anni viene affittato anche per matrimoni, mentre potremmo essere di fronte a un bug normativo: quello delle cinque giornate comunali che “aggirano il canone”. Solo quattro anni fa il soprintendente Inda (Fondazione che realizza il festival di Teatro classico a Siracusa) Antonio Calbi, di fronte alla stessa Grotta dei Cordari concessa a un altro stilista tuonò: «Il Teatro alla Scala si fa pagare per una sfilata di moda dai 300mila ai 600mila euro».