Disagio giovanile
Nelle scuole di Catania potenziare e rinnovare gli sportelli di ascolto e mediazione
Dopo il suicidio di Claudia, studentessa del liceo Cutelli, tre associazioni lanciano una petizione alle istituzioni
Il suicidio di Claudia, allieva di quarto ginnasio, ha sconvolto gli studenti catanesi che sono scesi in piazza per gridare il proprio dolore e la propria rabbia verso un sistema scolastico improntato ad individualismo e competitività e centrato solo sui buoni risultati e sui voti.
Un sistema che non educa a crescere e a lavorare insieme collaborando, che sottovaluta i reali bisogni dei giovani e non si fa carico del loro malessere, pure così profondo e diffuso, come rilevano anche le ricerche europee che dicono che un ragazz* su due soffre di ansia, depressione, eccesso di emotività. Mai per le strade di città si era visto sfilare un corteo in cui studentesse e studenti chiedessero ascolto e supporto psicologico. Un grido di aiuto che non deve cadere nel vuoto.
Questo il senso dell’iniziativa lanciata da “Memoria e futuro”, “Prima i bambini” e “Comitato contro la dispersione scolastica e il disagio giovanile”.
Si tratta di una petizione in cui si chiede al Comune, alla Città Metropolitana, all’“Osservatorio metropolitano per la prevenzione della devianza minorile” e all’“Ufficio scolastico regionale per la Sicilia” di rinnovare e potenziare gli sportelli di ascolto e di mediazione scolastica in modo che diventino un servizio pubblico stabile, un punto fermo nella vita delle scuole e nella prevenzione del disagio giovanile.
«Dopo la tragica morte di Claudia - è scritto nella petizione tra i cui primi firmatari ci sono Francesca Andreozzi, Pina Arena, Laura Bonifacio, Salvatore Cacciola, Luca Cangemi, Antonio ed Enrico Fisichella, Biagio Guerrera, Adriana e Simona Laudani e Giusi Milazzo - studenti e studentesse non hanno chiesto compassione. Hanno chiesto ascolto. Hanno detto che il disagio giovanile non può essere ridotto a una questione privata, a fragilità individuale, a sofferenza da sopportare in silenzio».
Ascoltare la loro voce non è un gesto accessorio: è una scelta educativa, sociale e politica. Spiegano che in circa 40 scuole sono già presenti sportelli di mediazione e di ascolto che hanno dato buoni risultati, ma «il progetto che li sostiene è in scadenza e rischia di essere ridotto o cancellato. Catania non può permetterselo».
Sottolineano che potenziare questi sportelli significa anche mettere in relazione stabile le scuole con le istituzioni e con il tessuto sociale e il patrimonio civile fatto di associazioni, volontari, operatori del terzo settore.
Queste le richieste concrete:
1) il rinnovo immediato del progetto degli sportelli già attivi;
2) il potenziamento del servizio, con maggiore continuità e presenza nelle scuole;
3) il coinvolgimento stabile del lavoro sociale e dell’associazionismo, attraverso sedi permanenti di confronto e coprogettazione;
4) una rete pubblica vera per la prevenzione del disagio giovanile, non risposte occasionali o emergenziali.
Questa petizione si aggiunge al sostegno dato alla proposta di legge popolare “Diritto a stare bene”, volta a garantire nel territorio un servizio di psicologia diffusa che operi nelle scuole, nelle Asp e nei luoghi di lavoro prevedendo una sorta di psicologo di base che affianchi il medico di famiglia. Proposta presentata a novembre e tutt’ora ferma in Parlamento.
Chi volesse firmare la petizione può farlo su https://c.org/XR8n6FY8N