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il caso

Depuratore Ias, quattro anni dopo il sequestro ancora nessuna svolta

L’indagine per disastro ambientale resta sospesa tra attese giudiziarie e ricorsi. Il pronunciamento della Cassazione potrebbe orientare le prossime mosse della Procura

08 Aprile 2026, 08:02

09:13

Depuratore Ias, quattro anni dopo il sequestro ancora nessuna svolta

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Non è ancora arrivata la conclusione indagini, nonostante i termini scaduti e i quattro mesi trascorsi dalla chiusura dell’incidente probatorio; è ancora aperta la questione cautelare, nonostante la discutibile rilevanza pratica a quattro anni dall’ordinanza di sequestro: pende infatti il ricorso in Cassazione della Procura contro il pronunciamento del Riesame che a metà dicembre ha riabilitato il decreto Bilanciamento del governo; infine a Palermo assicurano non ci sia stata frenata nel percorso per dare a Ias un futuro post giudiziario: il nuovo incontro previsto prima di Pasqua si terrà questa settimana (o la prossima).

Il bubbone Ias, che in questi anni ha prodotto diversi rivoli di cronaca, merita un riepilogo dello stato dell’arte. Intanto che fine ha fatto l’inchiesta sul depuratore sotto sequestro dalla primavera del 2022, con 19 persone fisiche e 7 giuridiche (le industrie) sotto indagine per disastro ambientale, perché secondo la procura non depurava, ma inquinava? Chiuso il primo dicembre l’incidente probatorio con una perizia che avrebbe lasciato scontenta la procura, che si è vista rigettare dal giudice la richiesta di integrazione, ci si aspettava una rapida chiusura indagini: richiesta di rinvio a giudizio, oppure di archiviazione. Non è arrivato nulla. Scaduti i termini non c’è un obbligo di chiudere, ma ogni eventuale indagine in questo interregno sarebbe inutilizzabile. Potrebbe avere un nesso, non procedurale ma logico, il fatto che è in piedi la “contesa” cautelare: la procura attende il pronunciamento della Cassazione presso la quale ha impugnato la sentenza del Riesame che a metà dicembre ha annullato l’ordinanza emessa dal gip, riabilitando il decreto Bilanciamento del governo, e autorizzando così la prosecuzione delle attività del depuratore. A quattro anni dal sequestro e a pochi mesi dal distacco (totale o parziale) delle industrie dall’impianto, qualsiasi pronunciamento arrivi, rischia di avere rilevanza solo nella letteratura giuridica. Eppure è ammesso pensare che la procura non chiuderà l’indagine prima di esso.

Infine il futuro dell’impianto: la Regione ha confermato risorse e volontà a mantenerlo in vita: se le industrie resteranno, le spenderà per adeguare il sito alle Aia; altrimenti le indirizzerà per favorire il collettamento dei Comuni (e l’arrivo di reflui civili). La struttura commissariale conferma: nuovo incontro a breve.