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il contenzioso

Acqua siracusana, il nodo dei 21 milioni: chi decide per i cittadini?

La disputa milionaria tra Siam e Ati per il "valore di subentro" rischia di trasformarsi in un onere per gli utenti. Con la società mista chiamata a schierarsi, riemergono i dubbi sulla reale capacità del socio pubblico di incidere sulle decisioni strategiche che pesano sul portafoglio dei siracusani

16 Marzo 2026, 08:57

09:00

Acqua siracusana, il nodo dei 21 milioni: chi decide per i cittadini?

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Non è stato ancora deliberato, ma è quasi certo che si costituirà in giudizio pure Aretusacque nel contenzioso avviato da Siam contro Ati e Comune sull’importo del “Valore di subentro regolatorio”, che è la somma che il gestore entrante deve versare a quello uscente di una concessione pubblica, sulla base di calcoli su investimenti e conguagli tariffari. L’attuale gestore del servizio idrico a Siracusa ha fatto una richiesta, molto esosa, di 21 milioni di crediti, mentre Ati ha calcolato addirittura una piccola cifra a debito (– 210.053 euro). Da qui il ricorso al Tar di Siam, che ha impugnato la delibera Ati.

Il punto è che questa somma la anticiperebbe il gestore che subentra (Aretusacque), da qui l’inevitabile coinvolgimento nel procedimento al Tar Catania della società mista (51% Comuni, 49% Acea), futuro gestore unico del servizio idrico. Ma c’è anche da aggiungere che questo eventuale esborso verrebbe successivamente recuperato in tariffa, secondo le regole Arera: il che vuol dire che, alla fine, quei 21 milioni li pagherebbero i cittadini in bolletta. Una mente semplice potrebbe dire: visto che potrebbe finire tutto nelle nostre tasche, a noi cittadini chi ci rappresenta nel contenzioso? Domanda semplice che diventa un argomento complesso perché in realtà, come si sa, Aretusacque consta di due organismi societari, l’uno rappresentativo del socio privato (il Consiglio di Gestione), l’altro espressione del socio pubblico, che sono i Comuni (il Consiglio di Sorveglianza). Eppure a decidere sulla costituzione in giudizio sarà il Consiglio di Gestione. Nella prossima seduta.

La vicenda apre, al di là della sostanza, un fatto formale che somiglia all’impugnazione del bando per la costruzione del depuratore di Augusta, decisa dai privati per conto di Aretusacque e che ha creato qualche mugugno, visto che all’interno dello stesso Consiglio di Sorveglianza qualcuno non era d’accordo con quella impugnazione. In quella vicenda il Tar ha dato torto ad Aretusacque, ma è un’altra storia.

Questo è un caso dove gli interessi del privato e del pubblico coincidono, ma formalmente pone una domanda che ricorre: quanto pesa il socio pubblico, la politica e chi la vota, dentro Aretusacque? Intanto Ati stamattina formalizza la sua costituzione in giudizio, come ha già fatto il Comune. Ati è l’ente di gestione d’ambito, che tra le sue prerogative ha quella di affidare il servizio al gestore unico. Ma essendo stato solo da qualche mese individuato il socio privato (Acea) e successivamente costituita la società per la gestione unica, il servizio a Siracusa venne affidato con un appalto ponte dal Comune. Da qui il coinvolgimento dei due enti. E presto, probabilmente, anche di Aretusacque: lo deciderà il Consiglio di Gestione.