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l'emergenza

Coltelli tra i banchi: il nuovo volto del bullismo nelle scuole siracusane

il problema interessa soprattutto gli istituti comprensivi periferici, dove il possesso di un coltello può essere un simbolo di appartenenza e sicurezza tra coetanei

10 Febbraio 2026, 11:56

Coltelli tra i banchi: il nuovo volto del bullismo nelle scuole siracusane

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Studenti coltelli. Mentre si discute in tutta Italia della proposta di introdurre i metal detector nelle scuole, dopo l’uccisione di un giovane a coltellate in un istituto di La Spezia - anche a Siracusa dilaga il trend agghiacciante degli studenti che si recano a scuola armati. Più in provincia, pare, ma la città di Archimede non si sottrae al nuovo bullismo 2.0.

Disegna il quadro della situazione Pinella Giuffrida, preside per anni in diversi istituti scolastici, ora dirigente scolastico e presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Presidi. «È un fenomeno diffuso, è vero, anche se più in provincia. Capita, nelle scuole siracusane, lo studente che ha un coltello in tasca. Fortunatamente il personale è bravo ad individuarlo in tempo, farselo dare e parlare con la famiglia. Il che significa evitare tragedie».

Negli istituti superiori «è più raro, accade maggiormente negli istituti comprensivi di frontiera», ovvero nelle periferie, «ma non sono i genitori a trasferire un determinato comportamento, ma gli stessi giovani che si ritrovano a vivere in realtà dove vedono magari il fratello, o i coetanei o ragazzi più grandi portare con sé un coltello». Molla generante «la situazione sociale, dove attecchisce il branco».

Nelle scuole medie, tra 13enni e 14enni, la situazione «è più sotto controllo, perché riesci ancora a discutere con i ragazzi, i compagni lo segnalano o è lo stesso professore ad allarmarsi per l’atteggiamento dello studente». La prima reazione del giovane è la negazione del possesso dell’arma, per cui dopo aver provato a trovare un dialogo si passa «alla ricerca della complicità della famiglia, che non sempre c’è».

Il coltello a scuola di fatto è diventato il bullismo 2.0, quasi surclassando e sostituendo quel tipo di sopraffazione giovanile. «Una volta si pretendevano soldi, si rubava il panino, si tagliavano i capelli al più debole, lo si bagnava. Adesso il coltello è tutto un altro mondo, ma appartiene a questa tipologia».

C’è di peggio: il coltello a scuola a volte denota la volontà di appartenenza a un gruppo «dove quasi tutti lo posseggono». La lama non è più uno strumento di offesa o autodifesa preventiva, «ma purtroppo il “lasciapassare” per far parte di un gruppo, senza il quale ti senti fuori».

In città un’emergenza vera e propria ancora non ci sarebbe, il coltello tra i giovani studenti è «più diffuso di quanto si pensi ma non rappresenterebbe ad oggi un’emergenza scolastica nel senso che non viene ostentato spesso e ancora non ci sono stati accoltellamenti».

Pochissimi gli studenti che accettano di raccontare questa realtà. Marco, 14 anni, è un’eccezione: «Tenerlo in tasca mi dà sicurezza».

Pochissimi gli studenti che accettano di raccontare questa realtà. Marco, 14 anni, è un’eccezione: «Tenerlo in tasca mi dà sicurezza».