Il caso
Dal pizzo "classico" al conto non pagato: ecco come sono cambiate le estorsioni dagli anni Novanta a oggi
Secondo il coordinatore Fai Paolo Caligiore, la criminalità attuale è meno strutturata rispetto a trent'anni fa, ma continua a esercitare un controllo efficace sulle attività economiche. Spesso senza denunce
«Rispetto agli anni Novanta, oggi agisce una criminalità meno strutturata e qualificata ma non per questo meno efficace e insidiosa». Non ha dubbi Paolo Caligiore, coordinatore delle associazioni antiracket della provincia che fanno capo alla Fai, nell'etichettare i recenti episodi di danneggiamento di esercizi commerciali.
«In quegli anni turbolenti – dice – un imprenditore, preso di mira dalle organizzazioni mafiose, era solo. Oggi le vittime di pressioni e di danneggiamenti hanno dalla loro parte le istituzioni pubbliche e i volontari dell'antiracket».
La recrudescenza della criminalità sul territorio è sancita non soltanto dalle esplosioni di ordigni rudimentali, ma anche dagli assalti ai bancomat e dal crescente numero di furti di auto.
«Si tratta di segnali negativi che devono farci riflettere – spiega Caligiore – l'attentato avvenuto ad Avola è la conferma che si sia innescata una reazione a catena e che la criminalità si senta al sicuro, considerando l'estorsione una pratica facile e sicura».
Rispetto a trent'anni fa, non è detto che gli estorsori pretendano il classico pizzo.
«Spesso – dice Caligiore – l'estorsione si palesa nella consumazione di un pranzo al ristorante o nel procurarsi abiti senza pagare il corrispettivo. Nei casi più gravi, la criminalità impone prodotti, servizi e materiali e persino la assunzione di personale in modo da avere un controllo diretto delle attività produttive. Lascia sgomenti il fatto che tutto ciò avviene tra il silenzio delle vittime che ritengono, forse, più conveniente pagare il pizzo che denunciare».
Il numero di associazioni antiracket sul territorio è drasticamente calato.
«Avevamo un'organizzazione forte anche ad Avola – spiega Caligiore – purtroppo, da qualche anno non è più attiva, alla stessa stregua di tante altre. Bisogna considerare che ci muoviamo su base volontaria e non tutti sono propensi a sacrificare famiglie e tempo libero, soprattutto sapendo che il riscontro tra operatori e società, è prossimo allo zero. Al corteo a Siracusa e all'assemblea Fai, mancavano, ad esempio, quasi tutte le organizzazioni di categoria, che possono darci una mano a sensibilizzare i loro associati a comprendere che denunciare è meglio che soggiacere alla regola non scritta del pizzo».