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Le indagini

«Un colpo nel buio tra i canali»: il barman di 25 anni giustiziato alla tempia. Arrestato un agente della polizia locale

Una svolta che scuote Venezia: un giovane moldavo ucciso nelle campagne tra Marghera e Mira, un presunto killer in divisa fermato vicino al luogo del delitto

Laura Mendola

08 Gennaio 2026, 09:19

«Un colpo nel buio tra i canali»: il barman di 25 anni giustiziato alla tempia. Arrestato un agente della polizia locale

Il luogo dell'omicidio e la vittima Sergiu Tarna

La terra è bassa, umida, tagliata da canali e rovi. Nel silenzio dell’area tra Fusina e il Vallone Moranzani, il pomeriggio dell’ultimo giorno dell’anno si ferma di colpo: un corpo disteso su un fianco, gli abiti neri ancora addosso, una ferita netta alla tempia. È qui che finisce la corsa di Sergiu Tarna, 25 anni, barman di origini moldave cresciuto tra Mestre e Venezia, trovato senza vita in un terreno agricolo di Malcontenta di Mira. Un’esecuzione, secondo gli inquirenti: un solo colpo alla testa, in una campagna dove nessuno avrebbe dovuto sentire. A otto giorni dal ritrovamento, all’alba di giovedì 8 gennaio 2026, la svolta: i carabinieri di Venezia fermano un 35enne, presunto esecutore, che — stando alle prime informazioni — è un agente della Polizia locale di Venezia. La caccia ai complici, intanto, resta aperta.

Il ritrovamento: una scena asciutta, un messaggio brutale

Il corpo di Sergiu Tarna viene avvistato verso le 13:00 del 31 dicembre 2025 da un passante che in zona cercava solo natura e fotografie. La vittima indossa ancora una giacca e pantaloni neri — la probabile divisa di lavoro — e non porta i segni di una colluttazione. È la ferita alla tempia sinistra a indirizzare da subito gli investigatori: una lesione compatibile con un colpo d’arma da fuoco, poi confermata dagli esami. Il resto — arma e bossolo — non c’è. L’area è una campagna di passaggio, prossima ai canali, poco frequentata d’inverno. Gli elementi raccontano un delitto “pulito”, sbrigativo, “alla testa”, l’impronta di chi ha deciso dove, come e quando.

La vittima: 25 anni, lavoro nei bar e un 31 dicembre interrotto

Nato nel 2000 a Nisporeni (Moldavia), arrivato in laguna da adolescente, Sergiu lavora tra i locali di Mestre e Venezia. La sera del 30 dicembre, finito il turno, si ferma nei pressi del locale dove presta servizio. Poi una chiamata, l’uscita frettolosa, l’incontro con qualcuno. Da lì la traccia si sposta verso Porto Marghera e quindi nelle campagne di Malcontenta di Mira. Gli inquirenti setacciano da giorni i due telefoni che il ragazzo aveva con sé, ripercorrendo contatti, chat, ultime chiamate e geo-agganci alle celle: è da quel mosaico di segnali, incrociato con le immagini delle telecamere, che emerge il percorso e si alza il sipario su volti e auto.

L’indagine: celle, telecamere, testimonianze

A guidare il lavoro dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Venezia è l’incrocio “classico” tra tecnologia e territorio: le celle telefoniche agganciate dai device di Sergiu, il circuito di videosorveglianza lungo il tragitto ipotizzato, le testimonianze raccolte tra amici e colleghi. Gli investigatori, coordinati dalla Procura di Venezia, stringono il cerchio in pochi giorni: ricostruiscono un’auto, un percorso, una dinamica. L’ipotesi di un’esecuzione prende corpo con l’autopsia: un solo colpo alla tempia, nessun segno di percosse. La pista dello spaccio — e di un possibile debito — diventa la più battuta, senza scartare letture alternative.

La svolta: un arresto e l’ombra della divisa

All’alba di oggi i carabinieri eseguono un arresto in relazione all’omicidio. Secondo fonti convergenti, il fermato è un agente della Polizia Locale di Venezia, 35 anni, sospettato di aver esploso il colpo fatale — ipotesi che, nelle prime ricostruzioni, include l’uso di un’arma d’ordinanza. Gli inquirenti mantengono il riserbo e annunciano una conferenza stampa, mentre proseguono le ricerche di eventuali complici. È un tassello dirompente: la figura di un pubblico ufficiale tra i sospettati sposta il caso dal perimetro della cronaca nera a quello, più sensibile, della fiducia nelle istituzioni.

Il fermo vicino alla scena del delitto

Elementi d’indagine indicano che l’arresto sia avvenuto in un’area prossima al luogo del ritrovamento del corpo — un territorio fatto di campagne, capanni, manufatti dismessi. Il dettaglio, emerso dalle prime note di agenzia, rafforza l’idea di un raggio d’azione circoscritto, di spostamenti rapidi e programmati. Resta riservata, per ora, la ricostruzione minuto per minuto dell’operazione che ha portato al fermo.

Le celle che parlano, la telefonata che pesa

Gli investigatori hanno attribuito un ruolo cruciale all’analisi dei due telefoni di Sergiu e alle relative celle telefoniche. Dalla mappa dei contatti emergono appuntamenti, spostamenti e una chiamata che lo avrebbe spinto ad allontanarsi in fretta, poco dopo la fine del turno. È uno dei passaggi-chiave nella sequenza che conduce al luogo dell’esecuzione. Nel frattempo, l’attività tecnica prosegue: dai tabulati potrebbero arrivare ulteriori riscontri su presenze e movimenti dei sospettati nell’area di campagna tra Mestre e Mira.

L’ipotesi-movente: uno sgarro nello spaccio e un debito pesante

Tra le ipotesi vagliate dalla Procura, quella di un debito di droga che sarebbe lievitato fino a valere “alcune decine di migliaia di euro”. Un conto aperto mai saldato, un “chiarimento” convocato nella notte, un’arma pronta. È l’ipotesi più consistente — ma non l’unica — al centro delle verifiche, dentro uno scenario che richiama, per freddezza e modalità, vecchi fantasmi criminali del Nordest. La cautela resta d’obbligo: le motivazioni definitive verranno dal lavoro su tracce e testimonianze, oltre che da eventuali dichiarazioni degli indagati.