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l'approfondimento

«L'acqua dei dissalatori pagata due volte»: l'accusa da Agrigento. E la Corte dei Conti interviene su Siciliacque

I magistrati contabili: «La Regione deve regolare i rapporti con la sua partecipata». Intanto arrivano nuovi finanziamenti per potenziare i tre impianti mobili di dissalazione

Salvo Catalano

26 Dicembre 2025, 20:07

dissalatore

Quanto costa l'acqua in Sicilia? Un'unica risposta non c'è. «Non è determinato in modo uniforme, ma varia in base a diversi fattori e regolamentazioni regionali», sottolinea la Corte dei conti siciliana, sezione Controllo, nel referto con cui traccia il fallimento di 25 anni di gestione idrica nell'Isola. E in particolare i magistrati contabili battono su un punto: la Regione dovrebbe farsi pagare l'acqua anche dalla sua partecipata Siciliacque (il cui socio di maggioranza, però, è un privato, cioè Italgas che detiene il 75 per cento) che «sebbene applichi una tariffa ai propri clienti, non paga alcun canone per l’acqua di cui si approvvigiona e che distribuisce all’ingrosso, limitandosi a pagare un canone di utilizzo per le infrastrutture affidate in gestione».

I rapporti tra la Regione e Siciliacque, società di sovrambito per la distribuzione dell'acqua sull'Isola, sono regolati dalla convenzione del 2004. Che prevede un canone per la gestione delle infrastrutture - acquedotti e dighe, prevalentemente - affidate alla partecipata. «Una gestione improntata ai postulati dell’economicità e dell’autosufficienza finanziaria - scrive la Corte dei Conti - dovrebbe prevedere la riscossione di un canone, da parte della Regione, a fronte dell’utilizzo della risorsa idrica da parte del concessionario che, per buona parte, ha natura privata e che, a sua volta, incassa delle tariffe a fronte del servizio di distribuzione».

Acqua, la Corte dei Conti: «In 25 anni di gestioni situazione peggiorata»

Dai tre impianti a regime l’1,28% del fabbisogno 100 milioni spesi per la realizzarli l’attività costerà 32 milioni l’anno In Sicilia necessari 11 miliardi di metri cubi: ce n’è il 67%

La Regione, tramite il dipartimento Acque e rifiuti, gestisce 23 dighe attive e tre non operative (le dighe di Pietrarossa e Blufi sono in corso d’opera, mentre la diga di Pasquasia è fuori esercizio) le quali, attraverso appositi sistemi di derivazione, consegnano l'acqua invasata a diversi enti: ai Consorzi di Bonifica della Sicilia Occidentale e Orientale, alle aree industriali di Catania e Siracusa, all’AMAP (per la città di Palermo), all’ATI di Agrigento e al Comune di Ragusa, tramite un acquedotto gestito dal Consorzio di Bonifica Sicilia Orientale. E, appunto, a Siciliacque. 

«Per disciplina generale - ricordano ancora i magistrati contabili - ai fini dell’utilizzazione dell’acqua pubblica, come quella di provenienza demaniale, è necessario ottenere concessioni o autorizzazioni che prevedono il pagamento di un canone o di una tariffa, stabilita in base al volume prelevato, alla tipologia di utilizzo e ad altri elementi specifici». 

Nel Defr 2025-2027 (il documento di economia e finanza regionale) la Regione ha indicato la necessità di determinare univocamente la tariffa idrica da applicare nell’intero Distretto Idrografico per la cessione di acqua grezza, come stabilito dall’Arera (l'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente). «Tuttavia - evidenzia il referto dei magistrati contabili - ad oggi non ha individuato il soggetto responsabile della predisposizione della tariffa». 

IL DISSALATORE DI PORTO EMPEDOCLE

Come ricordato dalla Corte, Siciliacque fa pagare l'acqua ai propri clienti, al prezzo di 0,696 euro al metro cubo. Da quest'anno tra le infrastrutture affidate alla partecipata ci sono anche i tre dissalatori mobili realizzati in emergenza a Porto Empedocle, Trapani e Gela che dovrebbero garantire in totale 288 litri di acqua al secondo, 96 ad impianto. L'acqua prodotta dai dissalatori non dovrebbe essere fatta pagare ai Comuni, e quindi ai cittadini, perché tutti gli oneri sono a carico della Regione che ha investito 100 milioni di euro (di cui 90 presi dai fondi Fsc) per costruirli e altri 67 milioni per la gestione e la manutenzione dei primi tre anni, fino al 2027. 

Tuttavia, ad Aica, l'Azienda idrica dei Comuni agrigentini, i conti non tornano. Pochi giorni fa ha inviato una lettera a Siciliacque per chiedere quanta dell'acqua che la partecipata invia nel territorio agrigentino venga dal dissalatore di Porto Empedocle. Il sospetto di Aica, è in sostanza che quell'acqua venga mischiata a quella proveniente da altre fonti di approvvigionamento e messa in fattura. «Non è ammissibile né legittimo - scrive Aica - che una medesima produzione idrica, finanziata con risorse pubbliche regionali, venga ulteriormente fatturata ad Aica, generando una duplicazione del corrispettivo in violazione dei principi di correttezza contrattuale, buona fede, equilibrio economico-finanziario del servizio pubblico».

E considerato che nelle fatture fin qui pervenute all'Azienda idrica non ci sarebbero voci distinte, si intima a Siciliacque di «trasmettere entro 15 giorni documentazione tecnica e fotografica attestante i volumi effettivamente prodotti da ciascun dissalatore, le date di produzione, le quantità immesse in rete, il dettaglio delle fatture emesse verso Aica di acqua prodotta dal dissalatore». 

«Da una nostra prima verifica sulle fatture - spiega la presidente dell'azienda idrica agrigentina Danila Nobile - i conti non tornano. Se non trasmetteranno la documentazione entro 15 giorni, proveremo a trovare ulteriori riscontri anche se solo Siciliacque ha contezza dell'acqua prodotta dai dissalatori». 

Un tema da tempo sollevato anche da Legambiente Sicilia. «Sarebbe giusto per prima cosa capire quanta acqua effettivamente ha prodotto il dissalatore di Porto Empedocle - spiega Giuseppe Riccobene - Ma la verità è che mancano una serie di investimenti che Siciliacque si era impegnata a realizzare e su cui la Regione Siciliana non ha controllato attraverso le verifiche periodiche previste dalla Convenzione. Come si spiega altrimenti che Siciliacque, nonostante sia creditrice di decine di milioni di euro dai Comuni, continui a fare utili?». 

I NUOVI FINANZIAMENTI

Intanto proprio sugli impianti di Porto Empedocle, Gela e Trapani, arrivano ulteriori finanziamenti: 41 milioni 748mila euro per rafforzarne la portata. Il commissario straordinario nazionale all'emergenza idrica Nicola Dell'Acqua ha approvato il piano di lungo periodo. Per l'impianto di Gela e per quello di Trapani è previsto il raddoppio, fino a una portata di 192 litri al secondo, ciascuno. Per il sistema di Porto Empedocle, la previsione è di confermare la portata di 96 litri al secondo «integrato da un modulo aggiuntivo da 24 litri al secondo e dalla realizzazione di una vasca di accumulo di circa 3.500 metri cubi, per garantire continuità di servizio anche in caso di guasti», si legge nel decreto firmato dal commissario. 

Uno scenario che confermerebbe le paure e le azioni di protesta delle associazioni agrigentine: e cioè che il dissalatore mobile di Porto Empedocle, collocato sulla spiaggia di Marinella cara al commissario Montalbano, ha davvero poco di mobile. L'ulteriore investimento sembra avvalorare la tesi che l'impianto rimarrà lì in pianta stabile e non verrà trasferito nell'area industriale Asi, dove sorgeva l'impianto fisso ormai abbandonato.